I motivi del progetto

In Italia non esistono sostanzialmente dati riguardanti le risposte anticorpali ai protocolli vaccinali per le malattie infettive, né sulla risposta immunitaria a seguito delle malattie (o infezioni)  naturali; non esistono in generale per tutta la popolazione, ma in particolare per quella pediatrica.  Non vengono eseguiti controlli sull’efficacia vaccinale e i dati della letteratura non sono univoci.

È noto che non sempre le vaccinazioni sono efficaci: ci sono i cosiddetti “non responder” (vaccinati, ma non protetti), che potrebbero rappresentare una minoranza (che si ritiene oscilli tra il 5% ed il 15%, a seconda del vaccino).

Osservazioni occasionali multiple hanno permesso di osservare che:

  1. nei soggetti vaccinati talvolta non si ritrovano tutti gli anticorpi che ci si aspetterebbe di trovare: questa condizione richiederebbe la verifica dell’efficacia vaccinale mediante uno studio retrospettivo dei valori di titolo anticorpale attesi a fronte della vaccinazione;
  2. nei non vaccinati talvolta sono presenti anticorpi che possono esserci solo per avvenuto contatto con l’antigene: questa condizione richiederebbe la verifica dell’incidenza dell’immunizzazione naturale nella popolazione non vaccinata (anche per le patologie oggetto di protocolli vaccinali);

Ad esempio, nella popolazione italiana non vaccinata teoricamente non dovrebbe riscontrarsi la presenza di:

anticorpi
della tossina
difterica

anticorpi
della tossina
tetanica

anticorpi
dei virus della
polio 1-2-3

I motivi sono semplici:

  1. in Italia la difterite non si riscontra da decenni, se non in casi unici;
  2. il tetano non conferisce immunità permanente (tuttavia vengono segnalati in letteratura casi di immunizzazione in soggetti mai infettati né vaccinati);
  3. si ritiene che i tre virus della polio selvaggia non circolino più in Italia da decenni;

Ciononostante, ci sono state osservazioni occasionali della presenza di tali anticorpi a livello protettivo. Queste potrebbero essere delle rare eccezioni, di nessuna importanza. Ma potrebbe anche essere un fenomeno rilevante, con una frequenza degna di maggiore considerazione: da queste semplici considerazioni nasce l’esigenza di un doveroso approfondimento.

L’ipotesi “nulla” che si pone è che i non vaccinati siano negativi, a livello sierologico, per le malattie per le quali non sono stati vaccinati e che non hanno contratto in precedenza. Se questa ipotesi fosse confermata, il presente studio avrebbe il notevole significato di convalidare il sistema di diagnostica sierologica e di tranquillizzare la popolazione riguardo alla mancanza di rischi ambientali di malattie quali la polio e la difterite.

Una positività al test anticorpale in un soggetto non vaccinato sarebbe inattesa e potrebbe essere dovuta almeno a quattro cause:

  1. malattia pregressa;
  2. immunizzazione naturale senza sintomi di malattia;
  3. immunizzazione da virus ricevuti da soggetti vaccinati;
  4. falsi positivi;

In ciascuna di queste evenienze si possono trarre informazioni utili, ma prima di tutto è importante determinare l’entità dell’eventuale fenomeno. Potremo riscontrare ad esempio che sussistono:

  1. rare eccezioni delle risposte anticorpali attese;
  2. numerose eccezioni delle risposte anticorpali attese.

Nel primo caso i dati raccolti darebbero una risposta tranquillizzante sotto il profilo di efficienza dei vaccini.

Nel secondo caso bisognerebbe indagare ulteriormente: non ci sarebbero infatti le condizioni per una valutazione su larga scala per la popolazione, in particolare per quella pediatrica. Dovranno però essere avviate ulteriori investigazioni per individuare le anomalie più rilevanti, ipotizzare possibili spiegazioni del fenomeno e, possibilmente, intraprendere debite azioni correttive in ambito farmacologico, per quanto riguarda l’indagine medico-scientifica, e in ambito legislativo, per quanto concerne le norme e la comunicazione sociale che regolano l’ambito della prevenzione verso le malattie infettive.